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Viaggio Campi di sterminio Majdanek e Belzec
Polonia 24-27 maggio 2008

 

24 maggio 2008

Partenza dalla scuola in mattinata e arrivo in bus all’aeroporto di Malpensa. Volo per Varsavia dove arriviamo nel primo pomeriggio. Incontro con la nostra guida Urszula Paciorek e visita della città vecchia.
In serata raggiungiamo l’albergo, molto bello ed elegante (ci siamo concessi un 5 stelle!!!)
Una breve uscita serale al “solito” Hard Rock Cafè, per la gioia dei ragazzi.

25 maggio 2008

Partiamo molto presto da Varsavia. Dopo più di due ore di pullman, superata la città di Lublino, improvvisamente si apre di fianco a noi il lager di Majdanek: è un forte colpo emotivo perché il campo è quasi intatto e quindi facilmente riconoscibile, nel verde della vegetazione circostante, per le sue caratteristiche e terribili strutture.
Ci attende la Dott.ssa Marta Jablonska, ricercatrice ed archivista del museo del lager, che parla bene l’italiano.
Entriamo nel campo, passando attraverso il grande e angosciante monumento (di epoca sovietica).

Il primo terribile impatto è con la baracca delle camere a gas: la preparazione storica dei giorni precedenti la partenza e il fatto che l’edificio sia ancora intatto, ci fanno vivere quasi in prima persona l’ingresso in questo luogo agghiacciante. L’emozione è fortissima, siamo tutti sconvolti, anche se per alcuni di noi non è la prima visita ad un lager.
Come ci spiega la guida, le macchie azzurre sul soffitto sono le tracce chimiche dell’uso dello Ziklon B, il gas utilizzato per lo sterminio.

La visita prosegue nelle baracche dei magazzini dove oggi c’è un bel museo, semplice ma molto efficace.
Entriamo poi nella parte rimasta in piedi del campo di concentramento, con una lunga fila di baracche per i prigionieri. L’ultimo terribile impatto è con la baracca dei forni crematori.

E poi ancora un semplice fossato, oggi ricoperto di erba, sul quale ci fermiamo in un silenzio profondo: qui si attuò parte del grande massacro del 3 novembre 1943, quando 18.000 prigionieri furono fucilati anche sul bordo di questo fossato, in un solo giorno, dall’alba alla notte.

Lasciamo il campo ringraziando la Dott.ssa Marta Jablonska per averci guidati con la sua professionalità nel lager di Majdanek.

Pomeriggio in visita alla parte vecchia della città di Lublino; è domenica, molte famiglie a spasso per le vie del centro. Anche noi ci rilassiamo.

 

26 maggio 2008

Partenza in prima mattinata verso sud. Dopo tre ore di placida campagna polacca, ci appare l’insegna di una stazione ferroviaria: siamo a Belzec.
Siamo arrivati in uno dei luoghi meno conosciuti e più terribili dello sterminio degli ebrei, il primo dei tre campi di “sterminio immediato”ideati nell’ambito dell’Aktion Reinhard. Belzec fu il “laboratorio” dello sterminio, quello in cui si misero a punto, dopo errori e aggiustamenti, i metodi industriali per la cancellazione degli ebrei dall’Europa.

Il campo di sterminio fu smantellato quando si stabilì che tutti gli ebrei di sua competenza era stati sterminati; si ripiantarono gli alberi e la fabbrica della morte sparì. Rimase nella memoria degli abitanti del piccolo paese di Belzec (come testimonia bene il documentario di Moscovich “Belzec”) e dei pochissimi addetti al Sonderkommando che erano riusciti a fuggire.
Oggi, dopo anni di abbandono, è stato costruita su tutta l’area una grande ed efficace struttura museale. Ci sono voluti anni di scavi per far riemergere i resti del lager, ora raccolti nel moderno museo del sito.

L’area è stata aperta apposta per noi (lunedì è giorno di chiusura) e ci accoglie il direttore del museo, il Dott.Tomasz Hanejko.
Ancora una volta siamo fortunati: abbiamo come guida il direttore del museo che è nel suo campo una autorità storica; la sua grande competenza e la precisione delle parole che ci accompagnano attraverso le “tracce” del lager, ci introducono nella storia dell’orrore.

Ursula traduce ma il tempo per noi si è fermato: siamo tutti in silenzio, l’attenzione è altissima, le parole in polacco attendono la traduzione, per sapere, per conoscere, anche quello che non immaginavamo.

I ragazzi sfilano in silenzio lungo il margine della costruzione in cemento su cui, uno dietro l’altro sono scritti tutti i nomi delle città e dei paesi da cui gli ebrei furono prelevati per essere portati qui a morire; ognuno di noi legge, conta i numeri, sente e vede i volti di coloro che qui furono uccisi con il gas.

Prosegue la visita al museo, piccolo ma molto moderno nella struttura e nell’allestimento. Il percorso si snoda dall’occupazione dei nazisti in Polonia e prosegue con il crescendo delle persecuzioni; sono qui raccolti anche i pochi oggetti ritrovati.

Terribile la vetrina delle chiavi di casa; chiavi grosse di case di campagna, arrugginite. Perché le chiavi, chiediamo noi? E’ semplice: chiunque lascia la propria casa chiude la porta e si porta la chiave con sé. Anche se la destinazione è lo sterminio. Dietro quelle chiavi una famiglia, un focolare, una casa.

Il museo si chiude con una stanza altissima di cemento, buia, dove non c’è nulla; si cammina smarriti in questo silenzio, con il solo rimbombo dei nostri passi.

Ringraziamo il Direttore del museo e ci voltiamo ancora una volta a guardare Belzec.

Pranzo ristoratore e viaggio di ritorno.

Sosta rilassante a Zamosch, piccola città utopistica rinascimentale, costruita da architetti italiani.

Lungo viaggio di ritorno verso Varsavia dove arriviamo per cena.

Ancora una serata rilassante al Hard Rock Cafè.

 

27 maggio 2008

Visita alla Varsavia ebraica. Rimane nulla o quasi del terribile e grande ghetto in cui furono ammassati centinaia di migliaia di ebrei prima della destinazione finale che fu Treblinka.
Iniziamo la visita dall’orfanotrofio del Dott. Korczak; è ancora in piedi, ed è ancora un orfanotrofio. C’è grande emozione nei ragazzi, consapevoli che dopo aver visto tanto orrore in cui non siamo stati più capaci di riconoscere l’uomo, questo luogo ci testimonia un eroe del bene, di cui avevamo bisogno per riprendere a sperare.

Ci spostiamo nella zona dove era situato il ghetto; in un cortile rimangono brandelli di muro. Arriviamo alla piazza con il monumento alla rivolta del ghetto di Varsavia.
Si riconosce ancora uno dei tombini da cui cercavano di fuggire gli ebrei ormai braccati nelle fogne. Ci fermiamo in via Mila 18, il cui bunker fu l’ultimo baluardo della difesa del ghetto e luogo dove Mordechai Anielewicz si suicidò con i suoi compagni.

Possiamo solo immaginare, perché il ghetto fu raso al suolo quando la rivolta fu domata e le costruzioni nuove non aiutano a ricostruire la storia; ma la preparazione fatta in Italia prima di partire, anche grazie alla proiezione di alcuni film con buone ricostruzioni d’epoca, ci consente di fermarci con il dovuto rispetto per la sofferenza e il dolore che si consumò in questi luoghi.
Ci concediamo un breve spazio per acquisti (il primo del viaggio!!) e poi ci aspetta il pranzo in un buon ristorante tipico della città.
Di corsa all’aeroporto dove il volo per l’Italia parte alle ore 15.50.
Ancora l’ultimo tratto da Malpensa a Torino e, in perfetto orario per l’ora di cena, siamo davanti al Guarini.

E’ stata preparata dai Prof. Filippi e Ferracin una guida al viaggio che è disponibile per chi ne fa richiesta.

Si aggiungono qui di seguito le indicazioni bibliografiche che ci sono servite per la preparazione del viaggio.

Filmografia:

Il dottor Korczak di A. Wajda, BN, 110min, 1990
La rivolta di Jon Avnet, 153min, 2001
Il pianista di R. Polanski, 148min, 2002
Shoah di C. Lanzmann, 450min, 1985
Belzec di Guillaume Moscovitz, 108 min, 2005 (reperibile solo in Francia)

Bibliografia:

Gutman Israel, Storia del ghetto di Varsavia, Giuntina, Firenze, 1996
Korczak Janusz, Diario del ghetto, Luni Editrice, Milano – Trento, 1997
Ringelblum Emanuel, Sepolti a Varsavia, Mondadori, Milano, 1962
Mazor Michel, La città scomparsa, Ricordi del ghetto di Varsavia, Marsilio, Venezia, 1998
Rudnicki Adolf, Cronache del Ghetto, Marsilio, Venezia, 1995
Hersey John, Il muro di Varsavia, Mondadori, Milano, 1951
Czerniakow Adam, Diario. Il dramma del ghetto di Varsavia, Città nuova, Roma, 1989
Berg Mary, Il ghetto di Varsavia, Einaudi, Torino, 1991
Lanzmann Claude, Shoah, Rizzoli, Milano, 1987