Diario della
giornata
Faceva
piuttosto freddo per essere l’8 dicembre, ci si avvicinava di molto
a zero gradi e la brina sull’erba aveva qualcosa di magico mentre
si rifletteva con le prime luci che arrivavano da est.
Appena ritrovati si leggeva la stanchezza sui nostri volti e ci aspettava
un viaggio in macchina verso un paese di cui ignoravo l’esistenza
fino a qualche istante prima, un viaggio per concludere un lavoro di ricerca,
selezione e conoscenza sui deportati di Majdanek che andava avanti ormai
da mesi con l’aiuto di qualcuno che quei campi di lavoro li aveva
provati sulla propria pelle ma che adesso trova ancora le forze di allungare
una mano a noi giovani affamati di verità.
La partenza da via Cigna sotto una Torino, che pigramente apriva gli occhi
al nuovo giorno e si preparava a fare l’albero di Natale come tradizione,
ma noi avevamo una missione più importante da compiere.
Avevamo un lungo lavoro alle spalle in cui, con l’aiuto dei nostri
professori, avevamo sacrificato pomeriggi a catalogare, dividere, e correggere
nomi di persone che avevano provato la sofferenza sulla loro pelle ma
dei quali ora resta solo una scritta con l’inchiostro, e il nostro
lavoro sta nel cercare nel passato anche la loro storia.
Eravamo già stati in Polonia all’interno del campo di Majdanek
solo qualche mese prima e avevamo già visto quelle lettere e quei
documenti semi-consumati, che quando ritorneremo laggiù ci aiuteranno
a ricostruire i momenti di vita di qualcuno che magari vorrebbe disperatamente
essere ricordato per non finire nell’oblio. Il nostro è un
tuffo nel passato attraverso quei nomi.
Italo
Tibaldi ci accoglie con molta cordialità, con l’allegria
negli occhi nel vedere quei giovani. Anche lui ha passato parte della
sua vita in mezzo ai nomi di gente che non ha avuto la fortuna di salvarsi,
scrivendo anche libri di cui il più importante è Compagni
Di Viaggio: dall'Italia ai Lager nazisti. I trasporti dei deportati (1943-1945)..
Cominciamo il nostro lavoro di confronto tra nomi che a volte non coincidono
o risultano diversi, modificati dalle varie fonti attraverso cui sono
passati e a fine lavoro ci sentiamo tutti un po’ soddisfatti.
Pranziamo con Italo che ci parla della sua deportazione; gli occhi gli
brillano quando gli chiediamo della liberazione e noi ascoltiamo e impariamo
le fiducia nella vita dalle sue parole.
Italo ha preparato per noi molto materiale che ci mostra e che ci aiuta
a capire; quanta commozione nel vedere il certificato della Croce rossa
della sua liberazione da Ebensee, l’attestato di partigiano, il
certificato di patriota. Una vita impegnata per la libertà, anche
per la nostra libertà di giovani che viviamo nella democrazia.
Prima di salutarci Italo ci ha lasciato una sua pubblicazione, il Calendario
della deportazione con tanto di dedica, da conservare gelosamente e mostrare
ai figli quando
anche gli ultimi testimoni della deportazione non ci saranno più
e per continuare a tramandare nella memoria di coloro che devono ancora
nascere, il passato del mondo in cui vivranno.
Ora lo stupore farà posto alla determinazione e tutti noi cercheremo
di realizzare il miglior lavoro possibile oltre che per noi stessi, anche
per Italo e per tutti coloro che non vogliono essere dimenticati.
Grazie Italo!
Irene Gittarelli, 4B Sp.
"
I giovani DEVONO avere fiducia ed è nostro dovere dargliela!"
Queste parole illuminanti arrivano da un paesino sperduto tra le montagne
piemontesi. Noi, cinque studenti spinti dalla voglia di conoscere e di
ricordare, insieme ai nostri due professori, ci siamo arrivati in una
fredda giornata e ad accoglierci c’è un uomo sorridente pronto
a darci tutto il suo calore, la sua esperienza e la sua immensa voglia
di vivere. E’ Italo Tibaldi ex-deportato nei campi nazisti, grande
studioso, più volte premiato per il suo importante lavoro di ricerca.
Vorremmo fosse premiato oggi per le forti emozioni che ci ha regalato,
raccontandoci le sue esperienze, insegnandoci cosa significa ricordare,
aiutandoci a procedere nel lavoro che stiamo svolgendo per il “Progetto
Memoria”.
È proprio vero che per raggiungere la luce bisogna conoscere il
buio. E’ indescrivibile la
fiducia che Italo riesce a trasmetterci mentre racconta il momento della
liberazione. Quanta forza rinchiusa in quell’uomo con le guance
arrossate e i capelli bianchi ribelli che escono dal cappellino di lana.
Dopo la mattinata trascorsa al lavoro tra gli elenchi dei deportati e
il pranzo consumato, ascoltando le risposte alle nostre domande, Italo
con il suo solito entusiasmo ci ha mostrato le piante di numerosi campi,
ci ha parlato da collega Geometra e ancora una volta ci ha dimostrato
l’immensa umiltà con la quale si rapporta. Una persona che
in una giornata ci ha sconvolti e ci ha fatto provare un mare di forte
emozioni.
Le sue parole ci hanno ricordato che non dobbiamo mai scoraggiarci. Lo
ringraziamo di cuore perché finché esisteranno persone vere
come lui, i giovani avranno fiducia e continueranno a sognare.
Fabrizio Airaudi, 4A Sp..
Chi è Italo Tibaldi
Italo Tibaldi, nato a Pinerolo il 16 maggio 1927, è un superstite
dei campi di concentramento di Mauthausen ed Ebensee.
Il padre di Tibaldi era ufficiale di Cavalleria alla scuola di Cavalleria
di Pinerolo. In seguito al disgregamento dell’esercito, dopo l’8
settembre 1943, il padre si unì ad una formazione di Resistenza
e Tibaldi ne diventò la staffetta.
Scendendo a Torino il 9 gennaio 1944 venne arrestato da italiani in borghese.
L’arresto avvenne a seguito di una delazione, di cui fu informato
solo al rientro. Portato all’albergo Nazionale fu interrogato e
violentemente picchiato. Dopo qualche giorno alle Nuove, insieme ad altri
49 compagni, il 13 gennaio fu portato su un camion alla stazione Porta
Nuova da dove partì su vagoni bestiame verso la prigionia. L’arrivo
a Mauthausen il 14 gennaio fu terribile per il giovane Italo che aveva
solo 16 anni e che subì, come tutti, la trafila umiliante e violenta
delle docce e della immatricolazione. Italo era diventato il numero 42307.
Dopo due settimane di Quarantena fu destinato al sottocampo di Ebensee
dove venne trasferito il 28 gennaio 1944. Lavorò alla costruzione
del campo e poi fu destinato alle gallerie. Insieme ad altri italiani
Tibaldi fece parte del Comitato di Resistenza del campo.
Il campo di Ebensee fu l’ultimo dei lager ad essere liberato: gli
americani entrarono ad Ebensee il 6 maggio 1945; per Italo fu la salvezza
perché, ormai alla fine delle forze, era buttato nella baracca
in attesa della morte nelle camere a gas. I lunghi mesi della terribile
prigionia avevano vinto il giovane resistente.
Tibaldi pesava appena 36 chili e venne ricoverato all’ospedale americano
a Salisburgo, istituito in una caserma. In seguito fu portato all’ospedale
militare di Bolzano. Con un trasporto arrivò a Milano e finalmente
a Torino, dove venne accolto dalla Croce Rossa. Tibaldi – malato
di scabbia - riuscì a chiamare sua madre, che lo portò a
casa su una carrozzella.
Era la fine di giugno o i primi giorni di luglio del 1945.
Ultimamente Tibaldi ha cercato e ritrovato i soldati americani che lo
avevano liberato e ha allacciato con loro una riconoscente e calda amicizia.
Italo
Tibaldi ha dedicato la sua vita a studi e ricerche sulla deportazione,
in particolare alla compilazione della "Italianlist", l'elenco
di tutti i deportati italiani nei campi di concentramento nazisti, in
cui ha raccolto circa 44.000 nomi. A tale scopo ha compiuto una ricerca
capillare sui convogli che hanno lasciato l'Italia e le isole Greche per
la Germania tra il 1943 e il 1945, identificando il nome dei deportati
di 267 trasporti ed ha pubblicato i volumi dal titolo: Compagni di viaggio;
A futura memoria; La deportazione nazista dall'Italia: i trasporti.
Il lavoro di Tibaldi è iniziato nei primi anni ‘50 quando
cercò di scoprire i nomi degli altri 49 “compagni di viaggio”
stipati con lui nel vagone che partì da Torino Porta Nuova il 13
gennaio 1944 per arrivare il giorno dopo a Mauthausen. Di lì rapidamente
il raggio di interesse di Tibaldi si è allargato nel corso degli
anni, fino ad abbracciare tutti i deportati italiani a Mauthausen –
oltre 8.000, secondo le sue ricerche – e infine tutti i deportati
italiani in tutti i campi nazisti.
Con mezzi limitatissimi Tibaldi ha lavorato per decenni in collegamento
con le sezioni dell’ANED e con le organizzazioni internazionali
degli ex deportati, oltre che con i musei dei grandi Lager nazisti e con
tutti coloro che nel tempo si sono dedicati ad analoghe ricerche su base
locale.
In un’epoca che non conosceva il computer, egli ha compilato decine
di migliaia di schede di cartoncino contenenti altrettante scarne biografie
individuali.
Queste schede oggi sono depositate nel Fondo Tibaldi presso la Fondazione
Memoria della Deportazione di Milano e testimonieranno anche in futuro
dell’impegno, delle capacità, del fiuto nella ricerca, della
passione e dell’infinito amore che Italo Tibaldi ha profuso in questa
autentica missione che ha animato per decenni la sua vita.
Con i suoi elenchi, incessantemente aggiornati e integrati, Tibaldi ha
restituito a decine di migliaia di uomini e donne senza volto un nome
e un cognome, offrendo a tanti familiari il conforto almeno di conoscere
l’ultimo tratto del tragico destino dei propri congiunti.
A Italo Tibaldi andrà sempre sicuramente il merito di avere aperto,
con grandissimo sacrificio personale, un percorso di studi di immenso
valore etico e storico. (dal sito dell’ANED)
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